unanno
di Haidi e Giuliano Giuliani
con Antonella Marrone (giornalista de l'Unità)
Baldini&Castoldi (pagg.128)


Genova 20 luglio 2001: durante gli scontri tra forze dell'ordine e manifestanti anti G8, in piazza Alimonda, da una camionetta dei carabinieri qualcuno spara due colpi di pistola. Uno raggiunge in pieno viso Carlo Giuliani, 23 anni, e lo uccide. Carlo aveva in mano un estintore.

A distanza di un anno - un anno travagliato da polemiche politico-giudiziarie, indagini della Procura genovese e commissioni d'indagine parlamentari, depistaggi e colpi di scena - la giornalista Antonella Marrone ha incontrato Haidi e Giuliano, i genitori di Carlo, per un confronto-confessione su come è cambiata la loro vita dopo la morte del figlio. Ne è nato questo libro, una sorta di diario tra passato e presente, una trama di pensieri, ricordi e voci che si intrecciano.



Un anno senza Carlo è il cammino orgoglioso di un padre e una madre verso una verità ancora negata, un anno di lavoro e di paziente esame di foto, filmati e documenti sulle giornate di Genova. Un anno in cui la disperazione ha lasciato spazio all'impegno civile: informare (nelle scuole, assemblee sindacali, forum sociali), indignare le coscienze è diventato l'imperativo etico dei coniugi Giuliani, per "avvertire" con la loro testimonianza altri giovani e fare in modo che non si dimentichi.

Il libro, va detto, ha una forte carica di denuncia, lucida e consapevole, avanzando più di un sospetto che quel giorno maledetto chi era responsabile dell'ordine pubblico abbia voluto alzare il livello della provocazione per poter autorizzare la repressione, creando così le premesse per quella "trappola" che è diventata piazza Alimonda. Ma non c'è odio, non si urla vendetta, anzi si offre un'altissima lezione morale: il diritto ad avere giustizia va oltre il risarcimento della vittima e riguarda lo Stato di diritto (in quei giorni umiliato); se, quindi, questa tragedia può servire è solo affinché in futuro, in un Paese democratico, "nessuno si permetta di ammazzare un altro ragazzo in questo modo", e per ciò, se necessario, si può anche usare la memoria di un figlio.

"Oggi provo gioia in ogni nuovo incontro, ogni nuova amicizia o amicizia ritrovata che mi regala Carlo, da un anno, anche senza esserci più. Oggi provo dolore per tutta questa gioia che non posso condividere con lui e rabbia verso coloro che quotidianamente pianificano morti, verso coloro che ritengono una vita meno importante del Mibtel. Rabbia verso coloro (coloro e non colui) che me lo hanno ucciso e continuano a farlo. Un anno senza Carlo: un anno in cui si piange, ci si affoga nel fare, qualunque cosa pur di non pensare; in cui si pensa, tra poco la confusione finisce e lui torna a casa. Poi ricordi quel buco, e allora ti attacchi disperata al suo bacio quando ci si incontra, al suo ciao, al calore di lui addormentato sul divano e io che mi accoccolo vicino a lui. Ho vissuto 23 anni con Carlo. Quanti anni sarò costretta a vivere senza?"

Recensione "Un anno senza Carlo" - Lello Voce

No, non è la storia di un'assenza, nonostante il suo titolo sia Un anno senza Carlo. E' piuttosto il contrario, è la storia di una presenza che l'assenza rende giorno dopo giorno sempre più viva e ricca di senso, è la storia di un ricordo che si tramuta nell'immaginazione, nel sogno di un nuovo futuro. Forse è per questo che nelle parole di Haidi e Giuliano Giuliani, trascritte dalla penna discreta ma attentissima di Antonella Marrone, non c'è mai astio, né voglia di vendetta. Indignazione, desiderio di giustizia, dolore, quelli sì. Ma è vita; la morte non c'entra e il vuoto, l'assenza, meno che mai. Meglio di me lo spiega, in un breve passo del libro, Elena, sorella di Carlo, una giovane donna che ha saputo nascondere ai media la sua presenza con discrezione pressoché assoluta, ma senza la quale molte delle iniziative legate a Carlo non esisterebbero: "Oggi provo gioia - dice Elena - in ogni nuovo incontro, in ogni nuova amicizia o amicizia ritrovata che mi regala Carlo, da un anno, anche senza esserci più. Oggi provo dolore per tutta questa gioia che non posso condividere con lui e rabbia verso coloro che quotidianamente pianificano morti, verso coloro che ritengono una vita meno importante del MIBTEL"

Già una volta, parlando dal palco durante la manifestazione che ricordava Carlo a sei mesi dal suo assassinio, citai Manzoni per giustificare la reazione dei Disobbedienti alle inutili e ripetute cariche della polizia lungo Via Tolemaide: chi fa il male, dissi, non è responsabile solo del male che commette, ma anche del turbamento in cui induce l'anima dell'offeso. E qualcuno sul newswire di Indymedia, certamente a ragione, mi diede del noioso professore, un po' rintronato. Volessi correre il rischio di nuovo, a lettura finita, direi che questo libro e questa storia, la storia di Carlo, di Haidi, di Giuliano, di Elena e Fabrizio, il suo compagno, mi riportano continuamente alla mente i Sepolcri foscoliani, la loro "corrispondenza di amorosi sensi", la loro memoria che non muore, ma che cresce e costruisce futuro, mondi nuovi possibili. E' forse questa la ragione per la quale ogni volta che ritorno in Piazza Alimonda in me il dolore si mescola con l'orgoglio di essere lì, di far parte di questa nuova storia, che Carlo ha regalato anche a me, fatta di riconoscimenti, solidarietà, strette di mano e abbracci silenziosi, l'orgoglio di essere un piccolo mattone di questa possente muraglia contro l'ingiustizia, la bugia, la violenza, che Carlo sta costruendo giorno dopo giorno, più vivo che mai.

Ma c'è dell'altro in questo libro, molto altro: c'è, ad esempio, la storia di Carlo e nella storia di Carlo c'è la ragione per la quale questo ragazzo è potuto diventare un simbolo per così tanti giovani nel mondo. E la storia di Carlo è la storia di un uomo che non aveva voluto appartenenze, che non era di nessuno, che era semplicemente Carlo, che era suo e dei suoi affetti. E di nessun altro. E che proprio per questo poteva essere con chiunque e dappertutto. Ed è proprio per questo suo 'non essere di nessuno' che oggi Carlo può e deve essere di tutti e di ognuno, è proprio per questo che oggi Carlo Giuliani non può che essere un simbolo di unità per tutti coloro che credono che valga ancora la pena di indignarsi e di sognare che tutto potrebbe e dovrebbe essere diverso, quale che sia la bandiera che sventolano, o il gruppo a cui appartengono.

C'è la storia di Carlo, dicevo, narrata da Haidi e da Giuliano. Sono diversi Haidi e Giuliano e la regia acuta di Antonella Marrone certo non nasconde questa diversità: la moderazione sapiente e colta di Giuliano, il sindacalista della CGIL, l'incontenibile e radicale indignazione di Haidi, la maestra che è diventata un punto di riferimento per tutto il Movimento. Eppure anch'io, che istintivamente sono attratto dalla radicalità di Haidi, non saprei immaginarla senza la moderazione di Giuliano, eppure, nel raccontare di Carlo, queste due voci, istantaneamente si fondono, eppure, nel chiedere giustizia per loro figlio, queste due voci, così dissimili, pronunciano all'unisono le stesse accuse, con timbri diversi, certo, con parole differenti, ma la sostanza non cambia, quasi che, nella essenziale unità di questa coppia di gente normale che ha dovuto far fronte all'eccezionale della tragedia e della morte, fosse racchiusa una qualche didattica metafora per tutti noi, che ci diciamo di sinistra.

Ma non è solo la storia di Carlo questo libro, è anche la storia di Carlo a Genova in quei tre giorni di luglio, giorni di violenza e senza democrazia. Giorni di resistenza e di sogno. A testimoniare come quello che è accaduto a Piazza Alimonda non è avvenuto per caso, ma è stato, invece, il frutto di una pianificazione folle e inutile che voleva affogare nel sangue e nella repressione l'enorme forza messa in campo dal Movimento dei Movimenti. Ed è la storia di una famiglia normale, sconvolta e travolta, e del suo lottare per sopravvivere, dei suoi sforzi per ottenere giustizia. E' la storia di due genitori e delle loro coraggiose autocritiche, dell'intelligenza che permette di imparare anche dai propri figli.

E infine c'è, proprio al centro del libro, come una lama acuminata che non perdona, uno scritto di Haidi, accompagnato da una serie di foto, che si intitola Bibliografia di un giorno d'estate. E' la sua ricostruzione di quanto avvenuto a Piazza Alimonda e a Genova quel 20 luglio dell'anno scorso. Un mix di citazioni, foto e pensieri che è un ineludibile atto d'accusa. La dimostrazione evidente di come l'unico che stesse mettendo in atto la legittima difesa il 20 luglio alle 17 e 27 in Piazza Alimonda fosse proprio Carlo, quando, dopo aver visto un'arma da guerra spuntare minacciosa dal finestrino posteriore del Defender, puntata contro un ragazzo che fugge via spaventato, prende la sua decisone e raccoglie quell'estintore per scagliarlo contro chi sta per rispondere a qualche sasso con proiettili calibro 9.

Questo libro è stato scritto anche per questo, perché, per dirla con le parole di Antonella Marrone "nessuno possa "giustificare" la morte di un ragazzo di 23 anni, perché una pietra non è una pallottola, perché uno scontro di piazza non può essere una guerra, perché non si possono - tanto meno a vent'anni - rispettare istituzioni che non rispettano per prime i diritti umani". Non è poco.


Bibliografia di un giorno d'estate

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